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20070523

I Casali di Esperia

Roccaguglielma, S.Pietro in Curulis e sullo sfondo la piana del Liri e Montecassino

A partire dal medioevo, il popolamento del territorio di Esperia si è caratterizzato per la parcellizzazione dei suoi insediamenti, che hanno dato vita a veri e propri casali (identificabili nei censimenti della popolazione del regno di Napoli in epoca moderna) sorti a seguito della colonizzazione benedettina del territorio o per la maggiore necessità di sfruttamento delle risorse economiche e ambientali da parte degli abitanti di Roccaguglielma.

1. IL CASALE DI VALLE

Ubicato nella contrada Marrini nella Valle di Rio Vitelleto è citato in diploma della regina Giovanna del 22 giugno 1345 dove viene denominato “Pesseti” , probabilmente dall’antico nome di Valle di Rio Vitelleto che allora veniva chiamata “Pesseti”. All’intero del casale vi era la chiesa di San Biagio (scheda monumenti n. 24). Nella numerazione del 1522 si contavano appena 20 fuochi e nel 1562 risultava abbandonato.

2. IL CASALE DI MONTEVETO

Ubicato sulla cima del monte omonimo, all’interno vi era la chiesa di S. Maria di Montevetro (scheda monumenti n. 15). Nella numerazione del 1522 contava 14 fuochi e in quella del 1596 200 fuochi. Nel secolo successivo il casale andò sempre più decadendo e nella numerazione del 1642 risultava abbandonato.

3. IL CASALE DI SAN PIETRO DELLA FORESTA

Antica chiesa con cenobio ((scheda monumenti n. 22) venne fondato nel 998. Donato da Goffredo Ridello all’abbazia di Montecassino nel 1075 e nel 1273 veniva citato in un documento dell’abate Berardo comme “oppidum”. Nel 1346 vnne tolto all’abate Guglielmo da Matteo Brancaccio e annesso come casale di Roccaguglielma. Il casale venne abbandonato nel periodo successivo visto che non risulta in nessuna delle numerazione dei fuochi di Roccaguglielma.

4. IL CASALE DI SAN TAMMARO

Piccola “villa” poco lontano da S. Pietro della Foresta è indicato come casale dal 1346 quando venne tolto all’abbazia di Montecassino da Brancaccio. Nel 1500 era già abbandonato visto che non risulta in nessuna delle numerazione dei fuochi di Roccaguglielma.

5. IL CASALE DI S. OLIVA

Fu casale di Roccaguglielma dal 1346, quando venne tolto all’abbazia di Montecassino da Brancaccio, al 1612, quando stabiliti i confini tra Roccaguglielma e Pontecorvo venne inglobato nel territorio di quest’ultimo.
Nella numerazione del 1596 contava 214 fuochi.

6. CASALE DI S. STEFANO

Posto nella piana tra il fiumeLiri e il monte di S. Donato nell’846 era una chiesa con un piccolo cenobio poi incendiato dai saraceni. Nei privilegi di Vittore II del 1057 e di Nicola II del 1059 e indicato come “Castellum”. Nella sentenza dell’abate Berardo del 1273 contri suoi abitanti è chiamato “castrum” così come nell’inquisizione ordinata dall’abate Andrea nel 1371. S, Stefano andò in rovina sul finire del XIV sec., tanto che nella supplica dell’abate Errico Tomacello a re Ladislao viene indicato solamente come “terra” e indicato come abbandonato. Il suo territorio si estendeva fino a Roccaguglielma e nel suo territorio si comprendeva il casale di S. Pietro.

7. CASALE DI MONTICELLI

Fondato probabilmente agli inizio del XVI secolo nel 1522 contava 116 fuochi aumentati a 518 nella numerazione del 1596. Nel 1799 divenne comune atono poi unito a San Pietro in una sola amministrazione che durò fino al 1° gennaio del 1867 quando venne incluso nel territorio del nuovo comune di Esperia.

8. CASALE DI S: PIETRO IN CURULIS

Nel X secolo ai tempi dell’abate Aligerno S. Pietro era già una chiesa e nel privilegio di papa Nicola secondo all’abate Desiderio era nominato come una cella dell’abbazia di Montecassino. In un privilegio di papa Urbano II si indicava come “Vicus” e in quello di Lotario III del 1137 e di Errico VI del 1191 come “Villa”.
Ncora nel privilegio di Federico II del 1221 è indicato come “possedimento” di Montecassino così come nel 1271 sotto l’abate Bernardo. Nel 1283 lo troviamo come casale di S. Stefano sempre sotto la giurisdizione di Montecassino. Divenne casale di Roccaguglielma sotto la casata dei Mondovilla agli inizio del trecento e vi rimase nonostante le continue pretese dei monaci di Montecassino.
Nella numerazione del 1522 contava 132 fuochi diventati 479 nel 1596 e poi diminuiti a 69 nel 1663.
Nel 1799, sotto l’amministrazione francese, divenne comune autonomo poi riunito a Ponticelli in un’unica amministrazione fino al 1° gennaio del 1867 quando venne incluso nel territorio del nuovo comune di Esperia.
Nella piazza principale vi è la chiesa di San Pietro Apostolo.

V. De Meo - estratto da: Donato, Aceto, Storia dell'antico territorio di Roccaguglielma. Dalle origini al XX secolo, Caramanica editore, Minturno, 2004

20070502

Valle del Liri e Sistema Aurunco: cenni sui problemi dello sviluppo.

Sulla direttrice Sora (polo intercomunale)-Roccasecca-Cassino si è sedimentato lo sviluppo urbano, produttivo e terziario del dopoguerra e il sistema di servizi di livello sovraurbano (Pontecorvo risulta un polo eccentrico di questo sistema).
Lo sviluppo ha scomposto e ricomposto risorse ed energie locali, ridisegnando l’assetto del territorio e la sua struttura funzionale. Alcune realtà hanno conservato o rafforzato il loro ruolo, anche attraverso storie travagliate, altre hanno subito un lungo declino, che in alcuni casi è diventato marginalità. Nell’assetto prebellico della valle del Liri c’è ancora un rapporto mediato e organico fra i luoghi dello scambio e della produzione industriale e i luoghi delle attività territoriali e ambientali storiche. Poi, da una condizione di gradualità nella diversificazione degli elementi dello sviluppo, si perviene nel dopoguerra ad un quadro di immediato e ravvicinato contrasto fra luoghi dello sviluppo e della marginalità. Le centralità sono le stesse ma è la natura del rapporto che cambia.

Intorno a questo asse dello sviluppo si dispongono una serie di centri in larga parte collinari che assolvono oggi funzioni prevalentemente residenziali e quasi suburbane, un assetto che è il frutto dell’abbandono di grandi risorse naturali di cui l’insediamento minore e storico era il tramite principale.
Tuttavia da più di un decennio le risorse naturali e la sedimentazione storica sono di nuovo al centro dell’attenzione e, intorno alla ricerca di un nuovo rapporto con l’ambiente e con le realtà locali, si costruisce in molte parti d’Italia un nuovo mercato turistico e nuove ipotesi di sviluppo.

Se sul piano della offerta di arte, storia e cultura i sistemi locali del Lazio, fra Roma e Napoli, soffrono di una condizione “minore” difficilmente superabile nel confronto con le vicinissime metropoli storiche del Centro - Italia, sul piano della offerta ambientale, della contestualizzazione e della percezione della integrazione della storia e delle culture materiali, possono vantare un differenziale reale nei confronti delle aree metropolitane.
I centri storici minori si leggono in questa prospettiva come una rete di supporto qualificata e coerente con le prospettive di sviluppo della fruizione ambientale.
La rete ambientale e quella dei centri storici minori, le polarità ambientali e il loro continuo rincorrersi e ricollegarsi tra comprensori limitrofi sono dunque le risorse centrali di una risposta competitiva del sistema locale che non rinuncia agli elementi di continuità delle relazioni storiche con Roma e con Napoli, ma le salvaguarda come canali di afflusso di un nuovo mercato.

Occorre naturalmente tener ben presente che una effettiva messa a regime di un tale sistema di sviluppo è operazione di medio e lungo termine come può insegnare l'esperienza del Parco d’Abruzzo, che trae oggi buoni e stabili frutti da una lunga esperienza di costruzione e valorizzazione. In questa prospettiva il comune di Esperia e tutto il sistema della bassa valle del Liri e degli Aurunci ha da dare un contributo fondamentale allo sviluppo complessivo dell’area integrata e alla sua apertura a circuiti turistici di livello regionale e interregionale.


Documento su "Integrazione di Esperia e del sistema aurunco - bassa valle del Liri nell'area integrata Legge Regione Lazio 40/1999 " Valle del Liri.....